Sostenere una cultura avversa al rischio

Il tema del rischio è un tema sempre più sentito su diversi fronti: dalla fine degli anni 90 fino ai giorni nostri, le imprese, i manager, i politici hanno assunto posizioni sempre più spregiudicate in nome di un vantaggio immediato, ma – con evidenze a volte drammatiche – a scapito della sostenibilità nel futuro.

Abbiamo avuto esperti di finanza creativa che si sono assunti rischi eccessivi.

Esempi di aziende nelle quali sono ritenute superflue le misure di protezione dei lavoratori.

Organizzazioni che non si preoccupano dei rischi che la propria attività ha sulle territorio circostante e sulle persone che lo abitano (il caso dell’Ilva è il più recente – e fra i più tragici – per entrambi gli ultimi due punti, ma purtroppo non è l’unico).

Banche che si espongono a rischi eccessivi e che poi cercano di trasferire in extremis i danni sui propri correntisti.

Politici che utilizzano la res publica a fini molto privati.

Le istituzioni hanno cercato di dare una risposta a tali fenomeni introducendo normative più stringenti, a partire dal Testo Unico sulla sicurezza lavoro, per arrivare a Basilea II e III passando per il DDL anticorruzione.

Il punto è però che la prevenzione imposta dalla normativa e il sistema sanzionatorio spingono i vertici dell’impresa a (pre)occuparsi di contenere i rischi, ma un ambiente di lavoro avverso al rischio si ottiene solo se esiste una cultura della sicurezza che ispira e guida le azioni delle persone, se tutti i livelli che intervengono direttamente o indirettamente nei processi “a rischio” sono responsabilizzati (non semplicemente istruiti), se i manager hanno a disposizione strumenti gestionali efficaci per creare nella propria squadra l’orientamento alla sicurezza.

Se tutti questi aspetti sussistono e agiscono in modo sinergico il contenimento del rischio diventa un asset culturale che crea valore, piuttosto che un problema oneroso che occorre risolvere.

L’area nella quale la costruzione dell’approccio al rischio è stata studiata con maggiore intensità è sicuramente quella della sicurezza sul lavoro, ma risulta evidente come questi concetti siano validi anche rispetto alla relazione con gli altri tipi di rischio.

Le più recenti ricerche in ambito di sicurezza sul lavoro interpretano l’errore umano ed i comportamenti poco sicuri come un sintomo, piuttosto che come cause dirette degli incidenti.

Si è osservato che per valutare e comprendere la sicurezza sul luogo di lavoro è necessario considerare sia elementi relativi alla persona sia elementi relativi alla situazione ambientale

 

La sicurezza è fortemente connessa con la cultura organizzativa

Il concetto di sicurezza è un costrutto sociale che dice cosa è sicuro e quali comportamenti e attitudini verso il rischio sono appropriati; tale costrutto è legato ad una community of practice (Gherardi e Nicolini 2000).

Gli incidenti e gli infortuni sono influenzati da alcuni elementi che possono contribuire a renderli meno probabili e da altri che possono invece incrementarne la frequenza (Bradley et al. 2009).

Una cultura orientata al contenimento del rischio è quindi strutturata intorno ad alcuni fattori:

  • Il clima organizzativo relativo alla sicurezza
  • Il locus of control interno
  • L’atteggiamento del capo diretto (LMX e orientamento capo verso la sicurezza)
  • La formazione sui fattori di rischio e le modalità efficaci per presidiarlo, ma, attenzione, non le conoscenze sulla sicurezza. Questo significa che ciò che conta è che l’azienda, con l’organizzare i corsi di formazione, comunica una rilevanza del tema.
  • Il supporto dei colleghi

Alcuni elementi organizzativi contribuiscono invece ad aumentare i rischi: quando il processo produttivo è molto parcellizzato e troppo complesso per essere compreso adeguatamente, o per essere adeguatamente controllato, aumentano i rischi.

Allo stesso modo, la centralizzazione dei flussi comunicativi peggiora il clima di sicurezza e facilita l’assunzione di rischi eccessivi (Zohar 2000)

Procedure rigide e definite dall’esterno riducono il senso di responsabilità dei lavoratori (Lauver e Lester 2007) e questo è uno dei fattori più pericolosi e sottovalutati: spesso la soluzione individuata a fronte di rischi significativi è la creazione di figure di controllo, mentre proprio l’esistenza di queste figure contribuisce a portare la responsabilità di contrastare il rischio fuori dai lavoratori e quindi a deresponsabilizzarli.

Chiaramente, come è dimostrato anche da Colas (1995), quando diminuisce il senso di responsabilizzazione dei lavoratori verso il buon funzionamento del processo produttivo, aumentano gli incidenti.

 

Una cultura risk adverse si fonda quindi su quattro elementi:

  1.  Un ambiente aperto e trasparente in cui le informazioni circolino in modo fluido ed il controllo dei rischi abbia un ruolo chiave;
  2. Dei Capi dotati di strumenti gestionali adeguati a mantenere elevata la sensibilità e l’orientamento del personale nei confronti del rischio;
  3. Personale responsabilizzato, con un ruolo attivo e propositivo nel processo di gestione dei rischi;
  4. Un’organizzazione che faciliti lo scambio di informazioni e la comprensione dei processi sui quali ciascuno opera.

Agire su questi aspetti garantisce un elevata efficacia degli interventi perché si risale lungo la catena causa-effetto e si agisce sui fattori che realmente determinano la sicurezza e non su aspetti che, sebbene maggiormente visibili, sono in realtà solamente sintomi.

Bibliografia

 

Bradley, J; Christian, M; Wallace, J; Garza, A 2009: “Antecedents of Occupational Safety Performance and Outcomes: A Meta-Analysis”, Journal of applied Psychology, 94

Colas, A. 1995: “Human Factors and Safety at Electricite de France”, Organization Environment; volume 9; issue 2

Gherardi S. and Nicolini D. 2000: “The Organizational Learning of Safety in Communities of Practice”, Journal of Management Inquiry, Volume 9, Issue 1

Lauver, K. and Lester, S. 2007: “Get Safety Problems to the Surface: Using Human Resource Practices to Improve Injury Reporting”, Journal of Leadership & Organizational Studies; 14

Perrow, C. 1999: “Normalaccidents: Living with high-risk technologies”. Princeton, NJ: Princeton University Press

Wallace, B; Ross, A and Davies, J. 2003: “Applied Hermeneutics and Qualitative Safety Data: The CIRAS Project”, Human Relations, volume 56 issue 5

Zohar, D. 2004: “Climate as a Social–Cognitive Construction of Supervisory Safety Practices: Scripts as Proxy of Behavior Patterns”, Journal of Applied Psychology, Vol. 89, No. 2

Zohar, D. 2005: “A Multilevel Model of Safety Climate: Cross-Level Relationships Between Organization and Group-Level Climates”, Journal of Applied Psychology, Vol. 90, No. 4

Zohar, D. 2008: “Transformational Leadership and Group Interaction as Climate Antecedents: A Social Network Analysis”, Journal of Applied Psychology, Vol. 93, No. 4